Chi mi conosce lo sa bene. Non sopporto il caldo. Il caldo afoso di Milano, il calore emanato con violenza da case, auto, tombini, e migliaia di persone che vanno avanti e indietro sui marciapiedi. La sensazione di soffocamento della notte estiva, la tv del vicino col volume troppo alto alle 2 del mattino. La sensazione di essere costretti a provare caldo, la netta consapevolezza di non poter porre rimedio.
Forse odio Milano d’estate, più che l’estate.
Non che fossi un amante dell’inverno, ma la paura del caldo metropolitano, di contraccolpo, mi ha portato progressivamente verso un’esagerata passione per il freddo pungente, la nebbia, le mattine buie e – le volte che ci vado – l’odore della campagna verso dicembre, quando tutto è fermo e l’unico rumore è dato da un paio di rami spezzati dal camminare.
Ieri la prima avvisaglia. Il primo avvertimento. Alle 18.00 fuori era ancora chiaro. La temperatura era dolce, perlomeno rispetto al freddone dei giorni scorsi. C’era pure un leggero venticello, conciliante, che ci annunciava, ineluttabile, che la primavera sarebbe arrivata. Non che fosse alle porte, eh? Ma quel primo pomeriggio di sole ci diceva che, anche quest’anno, lei c’era. Che bastava solo aspettare.
E allora, così, poco per volta, mentre ascoltavo brani random, saliva una malinconica nostalgia. In fondo piacevole come tutte le nostalgie e malignamente radicale come tutte le malinconie.
Quella manciata di canzoni che sapeva di viaggi, di tramonti colorati, di venticello caldo, di avventura, di speranze, mi ha – infine – rattristato un poco.
Una netta sensazione di percepire ma non potere. Di mondi, tentativi, possibilità, eventi, persone da mettere in relazione, da conoscere, da farsi travolgere. La sensazione di aver di fronte la rinascita dello straordinario prato delle possibilità, ma con alcuni colori troppo lontani, alcuni troppo in ombra, altri nascosti troppo bene.
Quelle possibilità, quelle carte non giocate… rinasce tutto, le vedo. Ma anche quest’anno il banco me ne dà qualcuna in meno.
Mancano 320 giorni.
